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Inviato al Giornale di Brescia LA MATERNITA', OGGI
Egregio direttore, Le chiedo nuovamente spazio, a breve distanza dalla lettera in cui ho esposto il mio pensiero sulle recenti … e future manifestazioni di piazza, per una riflessione su altri temi, sul tappeto con maggior rilievo, nella circostanza dell'8 marzo. Mi riferisco ai dati dell'Eurostat, ai commenti che gli organi di stampa vi hanno dato e che hanno richiamato la mia attenzione, critica già dai titoli. Un esempio: “Una mamma su due è costretta a non lavorare” e “I principali problemi restano carriera e maternità”. Parafrasandoli, nell'intento di chiarirne il concetto base prima di tutto a me stessa, traduco in parole povere “Una donna su due è costretta a fare la mamma” e ancora “La maternità è un problema e un ostacolo alla carriera”. La maternità dunque come problema, come ostacolo, non come valore, come dono, come scelta, come espressione alta della femminilità, non come frutto d'amore tra un uomo e una donna. E' vero che i dati esposti confermano chiaramente le difficoltà della situazione delle madri presenti a vario titolo e in vari modi nel mercato del lavoro: solo il 51% delle donne con un figlio è occupata, il dato scende al 45,6% quando ce ne sono due e al 33,6% nel caso di tre figli. Il calo della presenza è, infatti, direttamente proporzionale al numero dei figli e all'impegno che il crescerli e l'educarli comporta. Il vero problema non è la maternità in quanto tale, è il mancato riconoscimento del valore sociale della maternità e di ciò che ne consegue. Il periodo di maternità, previsto dalla legge, considerato come “assenza”, o peggio assenteismo femminile, la carenza e il costo elevato dei servizi per l'infanzia, il nodo irrisolto della conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro, l'insufficiente applicazione del part time (nei paesi ad alta occupazione i livelli ottimali sono ottenuti proprio grazie alla larga diffusione del lavoro a tempo parziale) la scarsa condivisione della responsabilità familiare - gli uomini italiani sono all'ultimo livello nell'elenco europeo dell'impegno maschile in famiglia – sono elementi altamente condizionanti nella decisione di lasciare il lavoro esterno. Mi rifiuto però di pensare che le donne delle generazioni giovani giudichino la maternità un “peso” da evitare nella linea di una carriera lavorativa, peraltro spesso deludente in termini di risultati e di traguardi effettivamente raggiunti. Sono anzi certa che molte giovani sono ancora fiere di essere madri, anche se ciò comporta sacrifici e rinunce. Con queste considerazioni non voglio dire che le donne debbano rinunciare ai loro diritti e alla promozione della loro condizione, ma è anche giusto avere presenti le stagioni della vita che si stanno vivendo, per favorire lo svolgersi naturale delle stagioni biologiche senza sfidare le leggi della natura. E' vero che la scienza riesce oggi a far diventare madri a qualunque età, ma poveri piccoli che si trovano una nonna per mamma, e a vent'anni una madre dell'età della bisnonna dei compagni di studio e di lavoro. L'età media si è molto alzata e si è sempre più allungato il tempo della vita: il tempo per la vita affettiva e per la maternità non deve essere sacrificato. Oltre all'aiuto delle mamme, delle suocere, delle nonne, occorre una diversa organizzazione del lavoro. La flessibilità dei tempi di lavoro – pur compatibile con i ritmi produttivi e la redditività, dimensioni di sopravvivenza per l'impresa, ma in una visione etica dell'economia che deve porsi al servizio dell'uomo e non asservirlo – una flessibilità non solo oraria, ma di fasi che tengano conto delle esigenze familiari, appare uno strumento positivo (come il part time per l'uno o l'altro dei coniugi) e rappresenterebbe la formula ideale di equilibrio tra vita familiare e vita lavorativa. Armonizzare i tempi della famiglia e del lavoro, in cui la maternità abbia il suo spazio e l'accoglienza dovuta, diventa una sfida da vincere per il destino futuro dell'umanità. Alla fine una constatazione amara: nei commenti mai ho trovato un riferimento alle esigenze e ai diritti dei bambini. Tina Leonzi, presidente nazionale MOICA, Movimento Italiano casalinghe
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