PER LA VALORIZZAZIONE DEL LAVORO FAMILIARE

Il riconoscimento economico alla famiglia di una donna casalinga vittima di un incidente stradale.

Il riconoscimento economico alla famiglia di una donna casalinga vittima di un incidente stradale.

 

Gentile Direttore,

            ho letto che un giudice di Milano (in realtà un giudice donna) ha condannato un automobilista ubriaco che ha investito sulle strisce una donna 37enne, moglie e madre di due figli (4 e 8 anni) a risarcire la sua famiglia. La donna era casalinga. Ha deliberato 500.000 € per i due figli che hanno perso la mamma, 200.000 € al marito, 150.000 € per ciascuno ai genitori, 150.000 € per la sorella. E fin qui mi sembra un riconoscimento accettabile. In tutto 1.150.000 €, a cui ha aggiunto 50.000 € per il mancato lavoro della donna in famiglia. Va da sè che (in caso analogo) questo valore dovrebbe essere considerato, oltre al mancato reddito anche per la donna che lavora fuori casa, ma che svolge, pur sempre, attività per la famiglia in alcune ore della giornata.

            Equa invece non è la quantificazione per il mancato apporto della donna alla famiglia, che dovrà essere sostituita da una colf fino al "prevedibile raggiungimento dell'autonomia dei figli e cioè alla fine del periodo di studio". Anche solo considerando un salario mensile di 1.000 € come per una colf (in un anno con la 13a, 13.000 €) 50.00 € non sono sufficienti ad assicurare neppure quattro anni di lavoro. Vale dunque così poco l'impegno quotidiano di una donna (accudimento ed educazione dei figli, assistenza agli anziani genitori, condivisione problematiche varie, cucina, pulizia e cura della casa)? Se, come nel caso specifico, i minori sono in tenera età, ci vorranno ben più di quattro anni “per portarli al raggiungimento dell'autonomia e alla fine degli studi” come dice la sentenza. Esauriti i 50.000 € i bimbi avranno solo 8 e 12 anni. E dopo?

            Bene, dunque, il principio del riconoscimento dl lavoro familiare, male il calcolo del suo valore. che non è solo portato di mansioni e di attività, ma di affetti, di dedizione, di premure insostituibili. A meno che la giudice milanese (direttore,come si appella un giudice di sesso femminile?) abbia inteso riconoscerli nelle altre cifre assegnate a tutti i familiari.

Tina Leonzi, presidente nazionale MOICA