7 Aprile 2026

7 Aprile: il lavoro invisibile non è più disponibile a restare tale.

Ricorre la “Giornata internazionale del lavoro invisibile”, importante occasione di riflessione su un tema spesso ignorato dalla società, pur costituendone uno dei pilastri fondamentali.

La ricorrenza, nata in Canada ed approdata in Europa grazie a FEFAF (Federazione Europea delle Donne Attive in Famiglia), nel cui direttivo figura anche la bresciana Sara Squassina, attuale Presidente nazionale MOICA, vuole porre al centro dell’attenzione il silenzioso lavoro di cura, organizzazione, supporto e responsabilità che si svolge tra le mura domestiche.

Sin dalle prime edizioni di questa ricorrenza il Moica, Donne Attive in Famiglia e Società si è attivata per dare dignità e valore a tale lavoro.

La Giornata internazionale del lavoro invisibile non vuole festeggiare ma denunciare: denunciare l’assenza di tutele, diritti previdenziali e riconoscimento economico, tra gli altri, per milioni di donne che ogni giorno tengono in piedi famiglie, comunità, reti di cura informale. Donne che rinunciano a carriere e indipendenza economica, che accumulano anni di lavoro senza maturare contributi pensionistici, che si trovano in condizioni di fragilità strutturale quando il nucleo familiare si incrina o quando la vecchiaia arriva senza protezioni. E proprio la vecchiaia, quella di una società sempre più anziana come la nostra, genera nuove emergenze e interrogativi circa la tutela di chi, quasi sempre donna, si fa carico dell’assistenza.

“Il lavoro invisibile non è un tema residuale, non riguarda una minoranza, ma la spina dorsale della nostra società – ha dichiarato Sara Squassina, presidente nazionale MOICA -. Le donne che si dedicano alla famiglia e alla cura producono un valore immenso che tutti consumiamo e nessuno remunera. Una contraddizione che non possiamo più permetterci di ignorare. Come MOICA rivendichiamo da anni gli stessi strumenti: contributi figurativi per le madri che interrompono o riducono la propria attività lavorativa, maggiori tutele e un reddito di cura dignitoso per i caregiver familiari, politiche di conciliazione reali e accessibili. La parità di genere – ha sottolineato Squassina – non si costruisce solo aprendo porte nei luoghi di lavoro, ma anche riconoscendo il valore del lavoro svolto oltre le porte chiuse delle abitazioni. Restituendo quella dignità che deve generare diritti. Auspichiamo che questa Giornata offra il destro a un momento d’impegno concreto: è ora che l’Italia smetta di considerare il lavoro di cura un’ovvietà e cominci a trattarlo come ciò che è: un pilastro della società che merita tutela, rispetto e riconoscimento”.

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